Il Carnevale di Ula Tirso

Il carnevale di Ula Tirso, fa parte anch’esso di quelli riscoperti qualche anno fa, grazie all’impegno di tutta la comunità di questo piccolo centro del Barigadu. Questa è una celebrazione complessa nel quale sono presenti molte maschere simili a quelle di altri carnevali barbaricini, ma c’è anche qualche particolarità.

S’Urtzu: è rivestito con una pelle intera di cinghiale che ricopre anche la testa dell’uomo. Indossa pelli scure di montone o caprone e porta al collo un grosso campanaccio. Cela sotto le pelli un pezzo di sughero chiamato sa zipa che serve per proteggerlo dai colpi. Sul petto nasconde una vescica d’animale piena di vino. Ha il viso nero dalla fuliggine e i gambales di cuoio.

Sos Domadores,  cioè i domatori, indossano gli abiti tipici del pastore: gambales e completo di velluto. Il viso è nascosto dalla fuliggine del sughero.

Sos Bardianos, cioè i guardiani, indossano un ampio vestito d’orbace chiamato su sacu ‘e su pastore  che ne ricopre persino il capo. Hanno in mano un grosso bastone chiamato sa matzoca che termia con una grossa radice, nodosa e arrotondata (cotzina). Anche loro hanno il viso imbrattato di fuliggine e portano i gambales.

Sos Mamutzones sono ricoperti da una sorta di sacco o un pastrano (gabanu) di pastore d’orbace nero; hanno sul volto una semplice maschera di sughero dalle fogge antropomorfe e dall’espressione indifferente. Indossano cinturoni con grossi campanacci.

Su Maschingannu: Questa è la maschera più enigmatica del carnevale ulese, impersonata da un uomo dalla corporatura imponente, ricoperto da una pelle di caprone, comprendente testa e corna.

La rappresentazione

La celebrazione è caratterizzata da un corteo chiassoso che percorre le vie dal pese. I personaggi mascherati bussano alle porte delle case per ricevere su cumbidu, cioè l’invito: S’Urtzu però non può entrare nelle case, è costretto a restare fuori, imprigionato con corde e catene da sos Domadores. Gli viene offerto da bere sulla soglia perché se entrasse porterebbe s’iscomùniga cioè una maledizione, e con essa sos dimonios (i demoni). Questa maschera tragica percorre le strade con il suo incedere cadenzato facendo risuonare il pesante campanaccio. Durante il tragitto cade sotto i colpi poderosi di sa mazzocca inferti da sos Bardianos. La sacca contenente il sangue-vino si spacca e rende fertile la terra. A volte la caduta è il preludio alla sua morte: Su Domadore invita allora il gruppo delle maschere a ballare intorno alla vittima. L’orgia è cadenzata dal suono di un organetto e da un corno soffiato più volte e a lungo. Finita la danza s’Urtzu rinasce: il corteo prosegue il suo pellegrinaggio di casa in casa. I Mamutzones intanto partecipano al corteo facedo frastuono. L’unica maschera che, pur partecipando al corteo, rimane passiva durante il sacrifico de s’Urtzu è l’enigmatico e inquietante Maschingannu.

Il significato

Il carnevale ulese, dal sapore misterioso e tribale, è riconducibile anch’esso, come gli altri carnevali barbaricini, ai riti agro – pastorali di propiziazione legati alle ancestrali celebrazioni dionisiache. Nonostante gli studi siano ancora pochi al riguardo, il significato non si discosta da quello degli altri carnevali del genere: S’Urtzu è la vittima del carnevale, una maschera tragica mezzo uomo e mezzo animale, che è rappresentazione concreta e ideale del dio della natura: sos Domadores e sos Bardianos cercano di impedire che si sottragga alla sua fine. S’Urtzu è una figura temuta ma che allo stesso tempo ha il potere di allontanare le maledizioni e la siccità, propiziando la fertilità, e i Mamutzones sono i suoi folli seguaci, che con il loro frastuono ne invocano la sua morte e resurrezione.

Il mistero aleggia invece sulla maschera de su Maschingannu, sulla quale vi è una curiosa credenza: il periodo del carnevale era il tempo durante il quale, ai giovani in età virile, era consentito trasgredire alle regole del buonsenso e del pudore, per cui avvenivano spesso corteggiamenti e avventure pericolose che a volte lasciavano come conseguenza gravidanze indesiderate. Per evitare drammi e scandali, e per il quieto vivere, la comunità trovò proprio in su Maschingannu il responsabile di queste malefatte.

Il Carnevale ci Ula Tirsu (foto internet)

Foto presa da internet.

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