Benvenuti nell’Oristanese!

Chi, al cinema, ha visto l’ultimo film di Rocco Papaleo, “Una piccola impresa meridionale”, certamente non si è fatto sfuggire la bellezza dei luoghi in cui la divertente storia è ambientata: ci troviamo, infatti, nella terra, quella del Sinis, che già i Romani, e, prima di loro, gli instancabili navigatori fenici, conoscevano già bene, tanto da edificare, proprio in riva al mare, la città di Tharros, abitata ininterrottamente almeno dall’VIII secolo a.C. fino al 1070 d.C., quale capitale del Giudicato d’Arborea.

L’Oristanese è facilmente raggiungibile da Cagliari e dal suo aeroporto in poco più di un’ora: circa 90 km, infatti, separano il capoluogo sardo da Oristano, al quale ci si può arrivare attraverso una breve sosta ad Arborea, cittadina inaugurata nel 1928, e caratterizzata dall’inconfondibile stile architettonico del Ventennio fascista, al centro di una zona di eccellenza in campo agricolo, anche grazie all’esperienza portata dalle numerose famiglie venete e friulane che qui si trasferirono ai tempi della fondazione e della bonifica delle zone circostanti, un tempo paludose.

Si attraversa poi Santa Giusta, antica città fenicia di Othoca, con il suo ampio e pescosissimo stagno, e la magnifica basilica romanica , risalente al XII secolo. Di qui si arriva ad Oristano, dove sicuramente merita una visita il bellissimo museo archeologico chiamato Antiquarium Arborense.

Ma se vogliamo puntare al mare e alla quinta della pellicola di Papaleo, la nostra meta è la Penisola del Sinis, dove scorrono, nell’arco di pochi chilometri, le bellezze del faro di Capo San Marco (è proprio quello che compare nel film!), le suggestive rovine di Tharros, le spiagge di San Giovanni e di Is Arutas, la cui sabbia di granelli di quarzo è severamente (e giustamente) protetta con multe salate per chi cerca di portarla via come souvenir, e la lunga spiaggia di Is Arenas, chiusa dall’inconfondibile arco di roccia sul mare, chiamato appunto S’Archittu, trampolino di tuffi per coraggiosi e spericolati.

In tutto questo itinerario non può certo mancare lo spazio per la gastronomia: e allora una visita a Cabras, nel cui territorio ricade gran parte del Sinis, è l’occasione migliore per gustare le prelibatezze frutto della pesca nel gigantesco stagno, un tempo solcato da Is Fassonis, le caratteristiche barche realizzate con giunchi intrecciati, che ai giorni nostri si sfidano in regata a fine agosto. E lo stagno, generoso, garantisce pesce e frutti di mare in quantità, e, soprattutto, l’eccellenza alimentare della zona, la bottarga, tratta dalle uova di muggine, imperdibile antipasto o condimento per la pasta. E queste delizie per il palato è d’uopo che siano accompagnate dalla tipica vernaccia di Oristano, eccellente vino doc sia da pasto che da dessert.

Se poi, per finire, si vuole concludere questo itinerario con una curiosità, allora, la frazione di San Salvatore di Sinis (6 abitanti!) ne ha veramente a iosa: di origine medievale, oggi abitato soltanto in occasione della festività del santo patrono vede però all’interno della sua chiesa un antico santuario risalente all’epoca nuragica, con stratificazioni di graffiti e scritte in latino, in greco, e perfino in arabo! Di San Salvatore è celebre, nel primo weekend di settembre, la suggestiva corsa degli scalzi, durante la quale nella giornata di sabato i fedeli, a piedi nudi, da Cabras, distante 7 km., portano la statua del santo patrono nella piccola frazione, per poi riportarla “a casa” il giorno successivo. Tra le curiosità del luogo, e dei suoi dintorni, c’è da dire che il villaggio di san Salvatore è stato luogo di ambientazione di alcuni film, tra cui il “Don Chisciotte e Sancio Panza” con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia  (1968) e soprattutto spaghetti western, memorabili più nei titoli (“Giarrettiera colt”, per esempio) che nel successo, tant’è che, nella piazza principale del villaggio venne costruito un vero e proprio pozzo stile western e un saloon chiamato “la Posada di Ramon”, l’ufficio dello sceriffo, con tanto di celle per la detenzione, e la banca, destinata ad essere rapinata….; tutto ciò però è oggi rimasto solo nella memoria collettiva, perché purtroppo il complesso è andato distrutto dalle fiamme.

Insomma, per chi vuole fare un’escursione partendo dall’aeroporto di Cagliari, Oristano e i suoi dintorni sono capaci di farvi percorrere, in pochi km, migliaia di anni di storia, in una cornice dove natura incanta con la sua bellezza e la mano dell’uomo sorprende, con il suo genio e le sue creazioni! Buon divertimento!

S'archittu - Santa Caterina Pittinuri

S’archittu – Santa Caterina Pittinuri (foto Tati@)

Per le foto si ringraziano:

Anna Tatti (Tati@)

Le foto ed i diritti di autore sono e restano di proprietà degli autori.

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