“In Retro-Prospetto” – A Ossi dal 5 al 13 Aprile

Oggi Sardinia Turismo ha il piacere di presentarvi “In Retro-Prospetto”, la mostra del pittore Antonio Corso che si terrà a Ossi (Sassari) dal 5 Aprile al 13 Aprile. L’evento è organizzato con il Patrocinio del Comune di Ossi e la mostra è curata e organizzata da Elisabetta Zinellu. L’inaugurazione è fissata per sabato 5 Aprile alle ore 18, 30, mentre i restanti giorni, domenica comprese, la sala espostivia resterà aperta dalle ore 17 alle ore 20.

“In Retro-Prospetto” - Dal 5 al 13 Aprile

“In Retro-Prospetto” – Dal 5 al 13 Aprile

Qua di seguito pubblichiamo il Comunicato Stampa relativo alla mostra:

La restrospettiva dell’autore sassarese, promotore dell’Unità di Pittura San Giovanni, non raccoglie tutte le opere dell’artista, ma contiene solo le nove opere che l’artista ha ritenuto opportuno  “donare” alla cittadina del circuito Coros-Figulinas. Interessante l’anagramma Corso-Coros, così come è evocativo il cognome del pittore, che racchiude nel participio del verbo “ correre” l’essenza della sua stessa dialettica: il movimento, la dinamica, uno scorrimento eracliteo che non si contrappone, però, alla staticità dell’essere parmenideo. Resta ferma, infatti, l’essenza dell’artista, uguale a sé stessa nei fondamenti, ma rinnovata nell’attualizzarsi dell’istante. Cambia il piano fenomenico, quindi, ma non quello sostanziale. L’ essere resta sempre una costante metafisica che trascende l’immanenza della tela. Tele quasi sonore, che marciano a ritmo cadenzato, non senza intramezzi inaspettati, come il cameo dell’autore Marco Pinna, ospite della personale dell’autore, che con questa opera si rivela una personale che non vuole essere un fatto privato, ma comunitario. Un dinamismo, quindi, che è anche koinonìa e partecipazione non solo passiva. L’Unità di Pittura San Giovanni è un collettivo non identificato, ma con un identificativo forte. Una fucina di idee e di manufatti, dove l’arte si riappropria del suo nome e del suo significato arcaico: la technè nel senso più nobile del termine. Un manifesto non scritto che punta a un design più che a un concetto: la pittura di superficIe. Qui l’artista ri-diviene artigiano e -per il principio di iconicità- da creatura diviene creatore. Non solo creatore del Bello fine a sé stesso, ma un Bello terapeutico, consolatore e ristoratore, non per la dolcezza che esprime, ma al contrario per la sua forza, la grinta dei colori, lo spessore delle paste, la luce metallica degli ori e degli argenti, tavolta tenui, altri  balliani nel loro impeto e nella loro irruenza. Pare che i Lanciatori riprodotti dall’artista, più che trasportare in uno scenario bellico, catapultino lo spettatore in una polemos vivificante, dalle cui macerie risorgerà la vita perchè i campi verrano smossi e arati dalle granate, i palazzi distrutti ricostruiti, un po’ come lo stesso Marinetti prospettò a suo tempo. Si tratta di divelgere cardini consolidati, ma non per questo attuali o consoni, per dare spazio all’oggi, al qui e ora, al giusto, al bello piuttosto che al consenso, alla volgarità, al giudizio comune, all’abitudine.

L’autore non ha paura di mostrarci un milite virile, possente, forte, vigoroso. Non vi è paura di descrivere, piuttosto che esaltare, un elemento che oggi rischia di essere penalizzato per il suo largo abuso. Anche in questo è consolatore, nel rendere a Cesare quel che è di Cesare.

In Retro Prospetto permette di osservare l’universo da un’angolazione differente, volgendosi indietro per vedere ciò che era e ciò che è stato, ma anche ciò che è qui ed ora e ciò che sarà là e altrove. La litote, infatti, ci invita a guardare avanti (pro-spetto) ma senza dimenticare ieri (retro). Non una panoramica sentimentale e nostalgica, quindi, ma un dinamismo scattante pur nel rimanere fedeli alla propria Tradizione.

Non una rilettura, ma il tentativo di tenere nell’oggi ciò che è giusto resti di ieri, in una prospettiva in cui il tempo non esiste, ma ogni istante è equivalente a un altro, anche se tuttavia unico e irripetibile. Un’evoluzione creatrice di stampo bergsoniano.

E’ l’archetipo che si attualizza nell’hic et nunc. Un sistema analogico, in cui possiamo vedere ciò che è l’arte di Corso oggi in un rapporto di proporzione con ciò che era ieri, dove le differenze svaniscono, e restano solo le similitudini. Non perdere di vista i propri punti fermi, i capisaldi della nostra individualità, non significa necessariamente restare uguali a sé stessi, ma al contrario avere la capacità di contestualizzarsi ed adattarsi, senza perdere di vista da dove veniamo.

Ma Corso non fa esplodere la bomba ai suoi lanciatori restando nascosto in trincea a vedere “cosa succede” , a godersi lo spettacolo del suo pennello detonante. Piuttosto accompagna lo spettatore con la spatola in un sinuoso vortice di curve e tratti, non lasciandolo mai solo in questa esplosione muta e offrendo non solo all’occhio, ma anche all’orecchio, il piacere di un passatismo futurista che si annulla nelle sue accezioni di genere e si neutralizza divenendo il presente.

Non a caso è uso dell’autore creare, ogni volta, un quadro ad hoc per l’evento che lo ospita, anello di unione con l’opera omnia, che in questo specifico è significato da “Andiamo di Corsa IV”.

Per maggiori informazioni sull’evento:

Elisabetta Zinellu- Ufficio Stampa In Retro Prospetto

E mail: inretroprospetto-us@libero.it; ezinellu@libero.it

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