Chiesa di Sant’Efisio di Stampace – Cagliari

Iniziamo oggi la nostra marcia di avvicinamento a Sant’Efisio, la festa più importante di Cagliari ed una delle più antiche  processioni religiose italiane. Lo facciamo attraverso la descrizione della Chiesa di Sant’Efisio di Stampace, a Cagliari, che è la chiesa dalla quale parte la processione di Sant’Efisio.

Storia

Confusa in mezzo alle strade strette del quartiere di Sampace Alto, sorge la chiesa da dove il 1° di maggio di ogni anno parte la processione votiva più grande della Sardegna, la Festa di Sant’Efisio.

Le origini della chiesa risalgono al ‘200, quando fu costruita sopra quella che la tradizione vuole essere la prigione dove Sant’Efisio fu tenuto e torturato prima di essere portato a Nora per essere decapitato.

Nel ‘500 la Chiesa viene ricostruita completamente, ma è nel ‘700 che il tempio acquisisce l’aspetto che ha ancora oggi. E’ allora infatti che viene ristrutturata in stile barocchetto piemontese.

L’esterno della chiesa:

La chiesa da su una piccola piazzetta recintata dove si affacciano anche i locali dell’Arciconfraternita del Gonfalone, l’organizzazione che cura il culto del Santo.  La facciata è divisa in tre ordini da membrature di tufo, alcune delle quali un po’ rovinate, che separano gli specchi della facciata coperti ad intonaco di colore pastello.

Nell’ordine inferiore si apre il portale sormontato da un timpano curvo spezzato, il quale è affiancato da due false nicchie. Nell’ordine superiore invece una finestra centrale è affiancata da due finestre cieche. Il terzo ordine di coronamento è costituito da un timpano curvo a capello di carabiniere incorniciato da due modanature che si incontrano al centro con due volute unite da una ghirlanda. Questa decorazione ricalca quella della chiesa di Santa Restituta situata a pochi metri di distanza, costruita un secolo prima e che ha fatto da esempio a moltissime chiese post tridentine in Sardegna. Al fianco destro della facciata si innalza un campanile a canna quadrata sormontato da un cupolino coperto di majoliche.

L’interno della chiesa:

La chiesa ha una struttura molto semplice a navata unica voltata a botte, divisa in campate da archi di rinforzo, e un presbiterio rialzato coperto da una cupola ottagonale. Al corpo della navata si aggiunge quello della grande Cappella del Crocifisso alla quale si accede dal terzo arco sulla destra della navata della chiesa.

La scansione dello spazio è quella tipica delle chiese contro riformiste, con le campate divise da lesene che inquadrano le cappelle che si aprono sulla navata con archi a tutto sesto. Le cappelle di sinistra sono molto meno profonde di quelle di destra poiché sono ricavate nello spessore del muro portante. Un cornicione segna l’imposta della volta, e in corrispondenza delle lesene, partono gli archi di rinforzo. Quattro finestrelle, una per campata, si aprono giusto sopra il cornicione. Al centro della volta è sistemata una grande tela raffigurante la conversione di Sant’Efisio.

All’interno della Chiesa sono conservate alcune opere d’arte degne di nota: Oltre alla statua processionale secentesca di Sant’Efisio, vi sono anche altre due statue raffiguranti il Santo Martire guerriero: Una cinquecentesca di gusto vernacolare detta “Sant’Efis sballiau” in quanto raffigurato con la palma del martirio sulla mano destra invece che della sinistra come vorrebbe l’iconografia, l’altra è una bellissima statua realizzata dallo scultore sardo Giuseppe Antonio Lonis, la quale viene portata in processione fino in Cattedrale il lunedì di Pasquetta come ringraziamento al Santo per aver sbaragliato la flotta dei francesi rivoluzionari con una tempesta.

Nella terza cappella a sinistra si conserva inoltre un bellissimo “Ecce Homo” secentesco caratterizzato da una grande espressionismo.

Al centro del bell’altare maggiore tutto in marmi policromi, è sistemato un bellissimo tabernacolo ligneo dorato a forma di tempio che contiene alcune reliquie del Santo.

La Cripta (Prigione di Sant’Efisio)

Dalla via Sant’Efisio, sul fianco della chiesa, attraverso una piccola porticina e una ripida scala scavata nella roccia, si entra nella cripta ritenuta dalla tradizione la prigione di Sant’Efisio.

Questo ambiente sotterraneo è stato scavato probabilmente già nel periodo punico per ricavare materiale costruttivo.

In periodo tardo romano, l’ambiente fu utilizzato probabilmente come tempio dedicato alla Dea Iside, in quanto in mezzo al pavimento l’archeologo Taramelli trovò un pozzo, che avrebbe potuto contenere le acque del Nilo che servivano per i riti di iniziazione.

Nel XVII secolo, dopo la controriforma, e l’interesse per la ricerca delle reliquie dei Santi Martiri, i confratelli di Sant’Efisio chiesero alle autorità di poter ispezionare anche questo ipogeo, non per trovare le reliquie di Sant’Efisio, poiché queste erano già dall’alto medioevo custodite dapprima nella Chiesa di Nora, prima che i Pisani nel 1088 non le prendessero per custodirle nella Cattedrale di Santa Maria di Pisa.

Nel 1616 si trovò una tomba scavata nel pavimento con uno scheletro che fu atribuito a Sant’Edizio, cosa che fu confermata dal ritrovamento di una piccola lastra di marmo (14X16 cm) sulla quale c’era scritto B.m. Editius, cioè a dire Bonae Memoriae Editius.

In questo periodo fu sistemato anche l’altare che c’è ancora oggi, decorato con ajulejos, posto al fianco della colonna dove la tradizione vuole che sia stato flagellato Sant’Efisio durante la sua prigionia.

Durante la seconda guerra mondiale, i Cagliaritani usarono la cripta di Sant’Efisio come rifugio contro i bombardamenti aerei degli alleati.

Sant'Efisio di Stampace - Cagliari

Per la descrizione e l’illustrazione si ringrazia Andrea Zucca. Vi invitiamo anche a visitare il suo Blog, SardinniArt.

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